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Aldo Sergio

Isole, solo show at Studio d’arte Cannaviello, Milano – 18.06 – 24.07.2017

Isole è il titolo dell’esposizione personale che lo studio d’arte Cannaviello dedica nel mese di maggio – a partire dal giorno 18 – al pittore Aldo Sergio.

Nato nel 1982, di origine salernitana e con una formazione in Antropologia, Aldo Sergio realizza prevalentemente opere pittoriche con tecnica ad olio.

Alla preparazione meticolosa dei colori segue la tradizionale stratificazione: sul primo livello vengono stesi i veli successivi, fino a sovrapporre, nel caso di molte opere del pittore, otto strati di colore. Il risultato è un orizzonte puro che suggerisce sospensione, dal timbro mistico, silenzioso.

Ogni cosa può essere considerata come cosa o come segno. I dipinti figurativi di Aldo Sergio sono un complesso organismo stratificato di segni e velature di colore.

Le figure sono prevalentemente ispirate alla ritrattistica fotografica degli inizi del ‘900, composizioni sceniche in attesa di un momento, lo scatto, del quale non si sa niente, tranne essere il momento giusto. Altre sembrano colte nell’atto di compiere pratiche rituali. Figure con un’utilizzazione extra quotidiana del corpo che intessono rapporti inediti con le cose. La plasticità emerge dalla direzione degli occhi, dalla posizione delle mani, dalla tensione del collo.

Chi osserva sembra essere trasportato da un piano appena raggiunto ad un altro, assolutamente inaspettato. In questo disegno di movimenti scenici, che comprende la rappresentazione del mondo animale e di natura morta, l’artista inserisce un taglio, una frattura in perfetta armonia con la composizione: si tratta di inserti geometrici, che negli ultimi lavori arrivano a sovrapporsi e a nascondere coraggiosamente parti dipinte della figura umana o animale.

Madonna dei Pixel – 220 x 120 cm – è un‘opera facente parte dell’installazione APPARIZIONE no miracles here presentata nel 2016 presso la Basilica Palladiana di Vicenza. I pixel scompongono l’immagine nella sua interezza, lasciando nitido il contesto dell’apparizione, l’erba sulla quale emerge la figura e il cielo in secondo piano – se osservati attraverso un dispositivo elettronico i pixel preservano la completezza dell’immagine. L’installazione presenta originariamente cinque elementi: Madonna dei Pixel, due opere raffiguranti il tentato volo di un gallo e alle due estremità, partendo da destra, le scarpe abbandonate e l’agave, una pianta del Mediterraneo che produce solo un fiore in tutta la sua vita.

Le figure parzialmente scomposte dalle inserzioni sottili fanno parte di un unica visione in cui, come scriveva Giulio Carlo Argan riferendosi all’opera di Alberto Ziveri, in un processo di condensazione l’immagine è più carica del vero.

La realtà non si ama né si odia ci si è dentro e non si può cambiarla né liberarsene. L’artista può solo cercare di recuperare la propria identità di soggetto senza uscire dallo stato di immedesimazione con l’oggetto, ed è un lavoro difficoltoso e ostinato, il cui mezzo è l’impasto vischioso della pittura, che deve farsi immagine e tono.

Apparizioni che stabiliscono relazioni tra i fatti dell’esperienza. Oggetti tradizionali e animali ieratici, processioni e feste arcaiche in cui gli individui sono gli uni con gli altri in eterna connessione.

Trasfigurazioni costruite attingendo alla mitologia partenopea. Isole sacre e indefinite che fluttuano nello spazio, intrecciano passato e futuro, non suggeriscono vie d’uscita.

Alcune isole nel corso dei secoli sono state tracciate sulla carta geografica e poi rimosse perché inesistenti. Errori di navigazione, frutto di illusioni ottiche o semplicemente distrutte dopo l’avvistamento da esplosioni vulcaniche. Si chiamano isole fantasma.

Laura Lamonea